Lavorare nel cloud: Drive e OneDrive
Finora abbiamo parlato di file salvati sul disco del computer che stai usando in quel momento. Ma se vuoi aprire lo stesso file da un altro dispositivo, o il tuo disco si guasta? È qui che entra in gioco il cloud.
Il termine "cloud" (nuvola, in inglese) indica una rete di computer sempre accesi e collegati a Internet, chiamati server, ospitati in grandi edifici dedicati chiamati data center. Quando salvi un file "nel cloud", in realtà lo stai caricando su uno di questi server remoti, gestiti da aziende come Google o Microsoft: il nome "nuvola" nasce proprio dal fatto che, da utente, non ti serve sapere dove si trovano fisicamente questi computer.


Salvare i file nel cloud, invece che solo sul disco locale, porta alcuni vantaggi concreti:
- Accesso da qualunque dispositivo: puoi aprire lo stesso file dal PC di scuola, dal tuo tablet o dallo smartphone, basta una connessione a Internet
- Copia di sicurezza automatica: se il tuo computer si rompe o viene rubato, i file salvati nel cloud restano al sicuro sui server
- Condivisione semplice: invece di inviare un file pesante via email, condividi un link
- Collaborazione in tempo reale: più persone possono aprire e modificare insieme lo stesso documento, vedendo le modifiche degli altri quasi istantaneamente
I due servizi di cloud storage più diffusi nelle scuole sono Google Drive (di Google) e Microsoft OneDrive (di Microsoft), ma esistono anche altri servizi simili come iCloud o Dropbox.
Quanto spazio gratuito danno Drive e OneDrive?
Con un account gratuito, Google Drive offre 15 GB di spazio (condivisi anche con Gmail e Google Foto), mentre Microsoft OneDrive ne offre 5 GB. Le scuole spesso hanno accordi con Google o Microsoft che offrono agli account scolastici uno spazio molto più ampio del piano gratuito standard.
Sincronizzazione non è backup
Attenzione a un equivoco comune: se elimini o rovini per errore un file nella cartella sincronizzata, quella modifica viene copiata automaticamente anche nel cloud. La sincronizzazione tiene tutto allineato, ma non protegge da solita da errori umani: per una vera copia di sicurezza servono backup separati, con versioni salvate nel tempo.
Cosa succede senza connessione a Internet?
Senza connessione, di solito puoi ancora aprire e modificare i file già scaricati sul dispositivo (se non sono impostati come "solo online"): le modifiche vengono però solo salvate in locale, e caricate automaticamente nel cloud non appena la connessione torna disponibile.
Entrambi i servizi offrono un'app che crea sul tuo computer una cartella speciale, sincronizzata con il cloud: ogni volta che salvi o modifichi un file in quella cartella, la modifica viene automaticamente caricata online; se modifichi lo stesso file da un altro dispositivo, la versione aggiornata viene scaricata ovunque. Per risparmiare spazio sul disco, sia Drive sia OneDrive permettono anche di tenere alcuni file "solo online": restano visibili nella cartella, ma occupano spazio sul tuo disco solo quando li apri davvero.
Perché si chiama proprio "nuvola"?
Il simbolo della nuvola per indicare "una rete che non serve rappresentare nel dettaglio" viene usato dagli ingegneri di rete fin dagli anni '90, nei diagrammi tecnici: disegnavano una nuvola per indicare "il resto di Internet", senza doverne mostrare ogni singolo cavo e computer. Quando le aziende hanno iniziato a offrire spazio di archiviazione ed elaborazione remota su Internet, il nome "cloud computing" è nato naturalmente da quel vecchio disegno.
Un nome nato per il commercio online
Il "cloud computing" come lo conosciamo oggi (affittare spazio e potenza di calcolo remoti) diventò un vero business nel 2006, quando Amazon lanciò Amazon Web Services: inizialmente Amazon aveva costruito quei server per gestire i picchi di traffico del proprio negozio online, poi si accorse di poter affittare la capacità in eccesso ad altre aziende.
Data center raffreddati con l'acqua del mare
I server nei data center generano moltissimo calore e vanno raffreddati continuamente: alcune aziende, tra cui Microsoft e Google, hanno sperimentato data center sottomarini o raffreddati con acqua di mare, proprio per ridurre l'enorme quantità di energia normalmente necessaria per il raffreddamento.
Proprio perché un file condiviso può essere raggiunto da chiunque abbia il link o i permessi giusti, è importante prestare attenzione a con chi lo si condivide, soprattutto se contiene dati personali: torneremo su questo aspetto in modo più approfondito nel prossimo argomento, dedicato alla sicurezza informatica.

Non sono i satelliti a far viaggiare Internet
Contrariamente a quanto si pensa spesso, la stragrande maggioranza dei dati che viaggiano da un continente all'altro passa attraverso cavi in fibra ottica posati sul fondo degli oceani, non tramite satelliti: i satelliti restano utili soprattutto per le zone remote difficili da raggiungere via cavo.
►VideoOneDrive e Google Drive: scopriamo cos'è il cloud (Informatica Facile - Associazione Maggiolina)
►VideoTutorial: come usare il cloud (Pane e Internet)
►VideoCos'è il cloud? E come funziona davvero? (Informatica per tutti)Documento condiviso in tempo reale
In coppia, uno studente crea un documento di testo su Google Drive o OneDrive (con l'account scolastico) e lo condivide con il compagno impostando il permesso di modifica. Entrambi scrivono contemporaneamente nello stesso documento — ciascuno una parte di un breve riassunto dell'argomento di oggi — osservando in tempo reale le modifiche dell'altro e provando a spiegare, a parole, perché questo è possibile solo perché il file non è salvato solo sul disco di uno dei due PC.
Ora che sappiamo come sono organizzati i nostri dati, sia sul disco locale sia nel cloud, nel prossimo argomento vedremo alcune regole fondamentali per proteggerli: come scegliere password sicure e difendersi dai rischi più comuni.
Mettiti alla prova
1. Cos'è il "cloud", in parole semplici?
È una rete di server remoti, ospitati in data center e collegati a Internet, su cui è possibile salvare ed elaborare dati invece che (o oltre) sul proprio dispositivo.
2. Elenca almeno due vantaggi di salvare i file nel cloud rispetto a salvarli solo sul disco locale del PC.
Ad esempio: accesso da qualunque dispositivo, copia di sicurezza automatica in caso di guasto, condivisione più semplice, collaborazione in tempo reale (bastano due a scelta).
3. Cosa significa che una cartella è "sincronizzata" con il cloud?
Significa che ogni modifica fatta ai file al suo interno viene automaticamente caricata online, e le modifiche fatte da altri dispositivi vengono scaricate in automatico, mantenendo tutte le copie aggiornate.
4. Fai un esempio di due servizi di cloud storage per file.
Ad esempio Google Drive e Microsoft OneDrive (vanno bene anche iCloud o Dropbox).
5. Vero o falso: se il tuo PC si rompe, i file salvati soltanto sul disco locale (mai caricati nel cloud) restano comunque al sicuro.
Falso: senza una copia nel cloud o un backup separato, quei file andrebbero persi insieme al disco danneggiato.
6. Cosa permette di fare la "collaborazione in tempo reale" su un documento nel cloud?
Permette a più persone di aprire e modificare insieme lo stesso documento, vedendo le modifiche altrui quasi nel momento in cui vengono fatte.
7. Perché conviene fare attenzione a chi si condivide un link a un file nel cloud?
Perché chiunque riceva quel link (o abbia i permessi giusti) può accedere al contenuto del file, quindi condividerlo con la persona sbagliata può esporre dati personali o riservati.
8. Perché la sincronizzazione cloud non sostituisce un vero backup?
Perché se elimini o rovini un file per errore, quella modifica viene copiata automaticamente anche nel cloud; un backup vero mantiene invece copie/versioni separate nel tempo.
9. Che cosa nacque nel 2006 e chi lo lanciò, dando inizio al cloud computing come business?
Amazon Web Services, lanciato da Amazon.
10. Attraverso cosa viaggia fisicamente la maggior parte dei dati di Internet a livello internazionale?
Attraverso cavi in fibra ottica (anche sottomarini), non principalmente tramite satelliti.